In occasione del suo primo incontro con una comunità bretone, il vescovo Eliseo di Reutov era lieto di ritrovare luoghi cari alla sua giovinezza.
Dopo aver reso visita al rettore della parrocchia, padre Jean-Michel Sonnier, che a causa della sua salute non poteva essere presente all’incontro, monsignor Eliseo, accompagnato da Ionut, tanto discreto quanto efficiente negli spostamenti del vescovo, si è recato la domenica mattina alla cappella dello Spirito Santo, nella località detta il Sépulcre, a Plérin.
Qui ha presieduto la concelebrazione della 13ª domenica dopo la Pentecoste, con la memoria dei santi Bartolomeo e Tito, insieme ai padri Alain, secondo sacerdote della parrocchia, Mihaïl e Alexi, sacerdoti ucraini rifugiati in Bretagna, che la guerra ha cacciato dal loro paese e che sono stati accolti con le loro famiglie nella comunità.
Le letture, come i canti, hanno alternato il francese e lo slavo ecclesiastico, grazie all’impegno dei lettori Alexis, Adrian e Pavel e delle direttrici di coro Denise e Natalia, essendo l’assemblea composta da parrocchiani di origini diverse. Così il Padre nostro è stato recitato in francese, georgiano, rumeno e slavo ecclesiastico.
A completamento della lettura dell’Epistola (1 Cor 16,13-24), conclusione della 1ª lettera ai Corinzi in cui san Paolo insiste ancora una volta sull’amore fraterno («Tutto quello che fate, avvenga nella carità!»), il Vangelo (Mt 21,33-42: parabola del padrone di casa che piantò una vigna) e la lettura che ne ha proposto monsignor Eliseo sono stati un nuovo invito a riflettere sull’importanza dell’amore cristiano. Anzitutto l’amore del Padre per la sua Vigna, cioè per l’insieme della Creazione di cui siamo tutti operai, e che fa sì che, per riconoscenza filiale, dovremmo «rendergli amore per amore». Ma la parabola mostra che è ben lontano dall’essere così: «l’uomo peccatore, rinchiuso nella paura (Gen 3,10), preferisce il Dio lontano, indifferente, del deismo o di qualche altro divino impersonale al Dio vicino della Rivelazione giudeo-cristiana, giudicato troppo “ingombrante”». E questo fino all’uccisione dello stesso Figlio che il proprietario manda nella sua Vigna.
Traendo un bene più grande dalla malizia stessa degli uomini, il Padre, mediante «la Passione d’amore di Cristo per noi», ci rivela ancora una volta la sua misericordia e ci invita a metterci noi stessi sulla via dell’amore. Monsignor Eliseo conclude: «È esponendoci a questo amore divino che irradia dalla Croce gloriosa del nostro Salvatore che i nostri cuori di pietra si scioglieranno e diventeremo capaci di amare a nostra volta, “facendo finalmente portare il suo frutto” alla vigna del Signore».
Al termine della celebrazione, padre Alain ha ringraziato monsignor Eliseo per tutta la semplicità e l’autenticità testimoniate dalla sua presenza in seno alla comunità.
Le agapi fraterne, nella sala parrocchiale gentilmente messa a disposizione dalla comunità cattolica di Pordic, vicina a Plérin, hanno permesso così di prolungare il «sacramento dell’altare» con il «sacramento del fratello» e al vescovo di incontrare diversi membri della parrocchia, con scambi che potevano avvenire sia in francese sia in russo e in ucraino. Monsignor Eliseo, prima di rientrare al monastero di San Silvano, di cui è igumeno, ha potuto così intrattenersi con diversi giovani che si stanno avvicinando alla Chiesa.


