- Metropolita Euloge (Guéorguievski) 1921-1946
- Metropolita Vladimir (Tikhonicky) 1946-1959
- Arcivescovo Georges (Tarassov) 1960-1981
- Mons. Georges (Wagner)
- Arcivescovo Serge (Konovalov)
- Arcivescovo Gabriel (de Vylder)
Metropolita Euloge (Guéorguievski)

Terminati gli studi secondari presso la scuola ecclesiastica di Bélev e il seminario di Tula (180 km a sud di Mosca), Basile Guéorguievski entrò nell’Accademia teologica di Mosca. Concluso il corso accademico nel 1892, Basile fu assunto come precettore nella famiglia Lopoukhine a Mosca. Sei mesi dopo, nel 1893, ottenne il posto di vice ispettore della scuola diocesana di Efrémov (120 km a sud di Tula).
Il 3 febbraio 1895, all’età di 27 anni, ricevette la tonsura monastica con il nome di Euloge. Il 12 febbraio fu ordinato ieromonaco, quindi nominato professore di greco al seminario di Tula. L’anno seguente fu nominato ispettore al seminario di Vladimir. Due anni più tardi, nel 1897, fu nominato rettore del seminario di Kholm (Polonia sotto dominio russo). Infine, il 12 gennaio 1903, il ieromonaco Euloge fu consacrato vescovo di Lublino, vicario della diocesi di Kholm-Varsavia. Nel 1905 i vicariati di Lublino e di Sedlets si fusero in un’unica diocesi, con sede episcopale a Kholm e con il vescovo Euloge a capo.
Nel 1907 il vescovo Euloge fu eletto deputato della provincia di Kholm alla seconda Duma dell’Impero, poi rieletto alla terza Duma. Il compito principale di mons. Euloge consisteva nell’ottenere uno statuto amministrativo per la provincia di Kholm, nonché la sua integrazione nella Russia. Poiché tale compito fu portato a termine con successo, mons. Euloge fu elevato alla dignità di arcivescovo nel 1912.
Nel 1914, poco prima dell’inizio della Prima guerra mondiale, l’arcivescovo Euloge fu nominato alla sede di Volinia e, quando gli eserciti russi occuparono la Galizia, fu designato ad amministrare le parrocchie ortodosse nei territori occupati dall’esercito russo, con centro a Leopoli. Numerose parrocchie uniate decisero di tornare all’Ortodossia di propria volontà. Nel luglio 1917 l’arcivescovo Euloge fu chiamato a partecipare alla conferenza preconciliare e, quando il Concilio della Chiesa russa si aprì il 15 agosto 1917, fu eletto presidente della commissione «Celebrazione, predicazione e arte liturgica». Dopo l’elezione del patriarca Tikhon, l’arcivescovo Euloge fu eletto membro del sinodo patriarcale.
Trovandosi a Kiev per il Concilio della Chiesa d’Ucraina, il 4 dicembre 1918 l’arcivescovo Euloge fu arrestato insieme al metropolita Antoine (Khrapovitsky) dai separatisti di Petliura e, dopo la vittoria dei Polacchi, i due gerarchi si ritrovarono prigionieri dei nuovi padroni. Solo nove mesi più tardi furono liberati grazie all’intervento di Clemenceau. Nell’agosto 1919, passando per la Bessarabia e Costantinopoli, raggiunsero la regione del Kuban, presso il generale Denikin.
Non potendo ritornare in Volinia, l’arcivescovo Euloge accettò l’invito a recarsi in Serbia e lasciò Novorossijsk il 16 gennaio 1920. In Serbia, l’arcivescovo Euloge fece la conoscenza del patriarca della Chiesa serba, di numerosi altri gerarchi, nonché del re Alessandro. All’inizio dell’anno scolastico, nel settembre 1920, dopo aver trascorso l’estate al monastero di Grguétek, l’arcivescovo Euloge insegnò all’istituto femminile del Don, evacuato a Bela Crkva.
All’inizio del 1921 l’arcivescovo Euloge ricevette dalla Direzione provvisoria delle chiese russe all’estero, presieduta dal metropolita Antoine (che aveva lasciato la Crimea e si trovava provvisoriamente a Costantinopoli), la nomina ad Amministratore delle parrocchie ortodosse russe in Europa occidentale. Passando per Vienna e Praga, giunse a Berlino per la Settimana Santa, accompagnato dall’archimandrita Tikhon (Liatchenko).
Fu nel 1921 che mons. Euloge ricevette dal patriarca Tikhon un decreto, datato 8 aprile, che lo poneva a capo delle parrocchie ortodosse russe in Europa occidentale con i diritti e le prerogative di vescovo diocesano. Ricevette inoltre una lettera del metropolita Benjamin di Pietrogrado, che gli confermava di trasmettergli la propria giurisdizione su tali parrocchie, le quali fino ad allora dipendevano dal metropolita di San Pietroburgo (divenuta poi Pietrogrado). Questi atti del santo patriarca Tikhon e del santo metropolita Benjamin fondano la canonicità dell’opera ecclesiale del metropolita Euloge in Europa occidentale. Nel gennaio 1922, con decreto patriarcale, mons. Euloge fu elevato alla dignità di metropolita.
Nell’estate del 1921 mons. Euloge visitò le parrocchie russe di Parigi, Londra, Cannes, Nizza e Mentone. In autunno 1921, durante il congresso ecclesiale dell’emigrazione russa a Karlovci (Serbia), mons. Euloge e altri delegati non approvarono la dichiarazione ufficiale del congresso a favore della restaurazione dei Romanov sul trono imperiale di Russia. Egli vi vedeva un’utilizzazione della Chiesa a fini politici. Nel mese di giugno 1922 ricevette da Mosca un decreto patriarcale, datato 5 maggio 1922, che ordinava lo scioglimento della Direzione provvisoria delle chiese russe all’estero con sede a Karlovci, in seguito alle prese di posizione politiche di tale direzione, e che confermava mons. Euloge nella sua responsabilità alla guida delle parrocchie ortodosse russe all’estero. Ciononostante, a Karlovci si ritenne che non fosse necessario tener conto del decreto patriarcale. Il metropolita Euloge, per rispetto verso il metropolita Antoine e gli altri gerarchi con lui, cedette loro e non si arrogò la pienezza del potere che pure gli era stata conferita dal patriarca Tikhon.
In autunno 1922 il metropolita Euloge si stabilì a Parigi e iniziò a organizzare l’amministrazione diocesana. Lasciò l’archimandrita Tikhon in Germania e lo consacrò vescovo ausiliare nella primavera del 1924. Ben presto, nel 1926, questo vescovo fu all’origine di un conflitto con il sinodo di Karlovci, grazie al quale riuscì a essere elevato al rango di vescovo diocesano per la Germania senza l’accordo del metropolita Euloge, il che provocò la rottura tra quest’ultimo e il sinodo fuori frontiera che, fin dal 1922, nel corso delle sue riunioni, non cessava di combattere il metropolita Euloge. Il conflitto degenerò in rottura. La maggior parte delle parrocchie della Germania rimase tuttavia fedele a mons. Euloge; solo nella seconda metà degli anni Trenta, sotto la pressione del regime nazista, molte di esse finirono per passare sotto la giurisdizione del vescovo del sinodo di Karlovci.
Per formare i sacerdoti di cui l’emigrazione russa aveva bisogno fu fondato nel 1925, per iniziativa del metropolita Euloge, un Istituto di teologia ortodossa (Istituto San Sergio) a Parigi, dove furono invitati a insegnare eminenti studiosi dell’emigrazione russa, teologi, storici, filosofi. Il metropolita Euloge ne fu il primo rettore. Nel 1943 ricevette un dottorato honoris causa. Molto rapidamente in tutti i paesi d’Europa, ma soprattutto in Francia, furono fondate nuove parrocchie. Secondo le fonti dell’Amministrazione diocesana risalenti agli anni 1928-1938, il metropolita Euloge guidava allora più di 110 parrocchie o comunità che si estendevano dalla Finlandia (2 parrocchie) al Marocco (3 parrocchie), da Londra a Firenze, dai Paesi Bassi (2 parrocchie), alla Cecoslovacchia (4 parrocchie), alla Germania (7 parrocchie) e, passando per la Francia (più di 70 parrocchie). Era assistito da diversi vescovi ausiliari: l’arcivescovo Vladimir a Nizza (1925-1946), l’arcivescovo Alexandre a Bruxelles (1929-1940), l’arcivescovo Séraphim a Londra (1926-1927), il vescovo Serge a Praga (1924-1946), il vescovo Benjamin (1927-1930), poi il vescovo Jean (1932-1946), a Parigi.
Nel 1927 il metropolita Euloge dovette affrontare un nuovo conflitto, questa volta con il patriarcato di Mosca. Il metropolita Serge di Nižnij Novgorod, all’epoca sostituto del locum tenens del trono patriarcale, accusò il clero dell’emigrazione di assumere posizioni controrivoluzionarie ed esigette un impegno di lealtà verso il regime sovietico. Il metropolita Euloge assicurò la propria totale apoliticità, sottolineando però che i membri del suo clero non potevano essere legati al governo di uno Stato di cui non erano cittadini.
Nel 1930 anche questo conflitto degenerò in rottura, dopo che il metropolita Serge ebbe rimproverato al metropolita Euloge la sua partecipazione a celebrazioni ecumeniche di preghiera per la Chiesa russa perseguitata. Intimato da Mosca a dimettersi, il metropolita Euloge si appellò al patriarca ecumenico e si recò a Costantinopoli. Il patriarca Fozio II gli accordò il suo sostegno in tutto e lo prese sotto la propria obbedienza con il titolo di esarca, nel quadro di un «Esarcato provvisorio per le parrocchie russe in Europa occidentale». Progressivamente la nuova situazione canonica fu ammessa e ratificata, anche se alcuni chierici lasciarono la diocesi per restare nella giurisdizione di Mosca.
Nel 1934 il metropolita Euloge si recò in Serbia al capezzale del metropolita Antoine vacillante, nella speranza di una riconciliazione. Tale riconciliazione ebbe effettivamente luogo, ma non pose fine agli intrighi del sinodo di Karlovci, in particolare in Germania.
A partire dal 1939 il metropolita Euloge vide declinare le proprie forze. Soffriva soprattutto di una progressiva sordità. Durante la guerra, che trascorse a Parigi, tagliato fuori da più della metà delle parrocchie della sua diocesi, mons. Euloge seguì gli eventi con attenzione e si appassionò ai successi e agli insuccessi dell’esercito sovietico. Come molti emigrati russi dell’epoca, dopo la guerra fu irresistibilmente attratto dal suo paese d’origine. Ciò lo condusse ad avviare trattative con il nuovo patriarca di Mosca, Alessio I, eletto da poco. Una delegazione del patriarcato di Mosca venne a Parigi, guidata dal metropolita Nicola di Krutitsy. Il 2 settembre 1945 il metropolita Euloge concelebrò con i metropoliti Nicola e Séraphim (Loukianov), già rappresentante del sinodo di Karlovci in Francia, nella cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij, a Parigi.
Tuttavia, la maggior parte dei membri del clero e dei laici non condivideva questa inclinazione al ritorno al Patriarcato di Mosca del loro primate ormai anziano, a cominciare dall’arcivescovo Vladimir, vescovo ausiliare a Nizza dal 1925, che alla fine della guerra il metropolita Euloge aveva fatto venire a Parigi per coadiuvarlo e dirigere la diocesi durante la sua malattia. Essi lo espressero pubblicamente fin dall’assemblea pastorale riunita il 29 agosto 1945 a Parigi. Nei mesi seguenti il metropolita Euloge si interrogò apertamente sulla fondatezza del suo passo, tanto più che il patriarcato di Mosca prendeva decisioni senza consultarlo e che il patriarca di Costantinopoli tardava a dare il proprio assenso al ritorno nella giurisdizione di Mosca.
Il metropolita Euloge morì l’8 agosto 1946 nella sua piccola abitazione di rue Daru, accanto alla sua cattedrale. I funerali ebbero luogo il 12 agosto, sotto la presidenza del metropolita Gregorio di Leningrado. Due giorni prima il metropolita Gregorio di Tiatira, esarca del patriarca ecumenico in Europa occidentale, era venuto a pregare davanti alla sua bara. Il metropolita Euloge è stato sepolto nella cripta dellachiesa della Dormizione, presso il cimitero di Sainte-Geneviève-des-Bois (Essonne), chiesa di cui aveva presieduto la consacrazione alcuni anni prima, nel 1939.
(testo redatto sulla base della breve biografia del metropolita Euloge, in Messager Diocésain, n. 8, dicembre 1997, pp. 15-16).
Metropolita Vladimir (Tikhonicky)

Il metropolita Vladimir (Tikhonicky) ha lasciato il ricordo di un santissimo gerarca, pieno di semplicità e di dolcezza (come suggerisce il suo cognome: in russo «тихо» significa dolce, quieto), un uomo di preghiera, fedele in ogni cosa alla Parola di Dio. Guidò per tredici anni l’Esarcato del Patriarcato ecumenico per le parrocchie russe in Europa occidentale con grande abnegazione, proseguendo l’opera avviata dal suo predecessore, il metropolita Euloge, nella fedeltà alla tradizione ortodossa russa, che egli stesso incarnava pienamente, ma al tempo stesso con la coscienza sicura e ferma della necessità di organizzare una vera Chiesa locale e di celebrare, dove il bisogno lo richiedesse, nelle lingue occidentali.
Il metropolita Vladimir nacque il 22 marzo 1873 nella piccola città di Orlov, nella provincia di Vjatka, in Russia. Al battesimo aveva ricevuto il nome di Vjačeslav. Apparteneva a un’antica famiglia di ecclesiastici: suo padre, l’arciprete Michel Tikhonicky, fu assassinato nel 1918 dai bolscevichi (è stato canonizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 2002); uno dei suoi fratelli sarebbe divenuto anch’egli vescovo in Russia e morì arcivescovo di Kirov (Vjatka) nel 1957.
Dopo gli studi al seminario diocesano di Vjatka, Vjačeslav entrò nell’Accademia teologica di Kazan (1893-1898), specializzata nel lavoro missionario. Durante questi anni di studio, sotto l’influsso della forte personalità dell’allora rettore dell’Accademia, il vescovo Antoine (Khrapovitskiï), pronunciò i voti monastici e ricevette il nome di Vladimir (1897). L’anno seguente fu ordinato ieromonaco (sacerdote-monaco) e inviato come missionario in Kirghizistan. Nel 1901 fu nominato dal santo sinodo della Chiesa russa direttore della Missione ortodossa del Kirghizistan ed elevato al rango di archimandrita.
Trasferito poi presso il vescovo della diocesi di Omsk (Siberia), quindi al monastero di Suprasl, al confine tra la Bielorussia e la Polonia, che all’epoca facevano parte dell’Impero russo, fu eletto nel 1907 dal Santo Sinodo vescovo di Białystok, ausiliare della diocesi di Grodno. La sua ordinazione episcopale ebbe luogo il 3 giugno 1907 nella lavra di Sant’Alessandro Nevskij, a San Pietroburgo, sotto la presidenza del metropolita Antoine (Vadkovskiï). Negli anni 1910-1913 gli capitò spesso di sostituire nella sua diocesi l’arcivescovo Euloge di Chelm, trattenuto a San Pietroburgo dove sedeva come deputato alla Duma. Dopo l’evacuazione della diocesi di Grodno in occasione dell’offensiva militare tedesca del 1914, il vescovo Vladimir si trovò alloggiato a Mosca, nel monastero del Miracolo di San Michele, in pieno cuore del Cremlino. All’inizio di marzo del 1917, all’indomani dell’abdicazione dello zar Nicola II, accompagnò l’arcivescovo (futuro patriarca) Tikhon (Biéllavine) a Kolomenskoe, l’antica residenza degli zar presso Mosca, dove era appena apparsa, in modo significativo, l’icona miracolosa della Madre di Dio «Sovrana», e partecipò alla prima funzione liturgica celebrata davanti a questa preziosa reliquia.
Membro del Concilio della Chiesa russa del 1917-1918 a Mosca, in qualità di rappresentante della diocesi di Grodno, prese parte ai lavori delle tre sessioni del concilio, prima di fare ritorno, nell’autunno 1918, a Białystok, che ormai faceva parte della Repubblica di Polonia, proclamata dopo la fine della prima guerra mondiale. Là fu incaricato dal patriarca Tikhon di Mosca di dirigere, con le prerogative di vescovo diocesano, le parrocchie della regione di Białystok, ormai separate dal resto della diocesi di Grodno dal confine. Nel 1923 fu elevato dal patriarca al rango di arcivescovo. Nello stesso anno, avendo espresso il proprio disaccordo con le azioni del metropolita Denis di Varsavia volte a ottenere la proclamazione dell’autocefalia della Chiesa ortodossa in Polonia, l’arcivescovo Vladimir fu arrestato dalle autorità civili polacche e posto agli arresti domiciliari in un monastero per un anno, prima di essere espulso verso la Cecoslovacchia. A Praga ritrovò mons. Euloge, che già da tre anni dirigeva le chiese ortodosse russe in Europa occidentale e che gli propose di essere suo ausiliare in Francia, per le parrocchie della Costa Azzurra (Nizza, Mentone, Cannes, Tolone).
L’arcivescovo Vladimir si stabilì nel febbraio 1925 a Nizza, dove divenne rettore della cattedrale di San Nicola e delle chiese ad essa collegate. Per vent’anni vi condusse la vita di raccoglimento e di preghiera a cui aveva sempre aspirato. Nel 1930 l’arcivescovo Vladimir sostenne la posizione del metropolita Euloge di fronte al Patriarcato di Mosca, che desiderava destituire mons. Euloge dalle sue funzioni con il pretesto che avesse preso posizione politica partecipando a incontri di preghiera ecumenica per i cristiani perseguitati in Russia, mentre il metropolita Serge di Nižnij Novgorod, che faceva le veci del locum tenens del trono patriarcale di Mosca, negava pubblicamente l’esistenza di tali persecuzioni. Mons. Vladimir rifiutò di applicare il decreto del metropolita Serge che gli affidava l’amministrazione della diocesi al posto di mons. Euloge. Rinnovò ancora il suo sostegno a quest’ultimo l’anno seguente, quando il metropolita Euloge si recò a Costantinopoli per appellarsi contro la decisione del patriarcato di Mosca presso il Patriarca ecumenico, il quale lo accolse con la sua diocesi e le sue parrocchie sotto la propria giurisdizione. Durante la seconda guerra mondiale, essendo le comunicazioni con mons. Euloge e con l’Amministrazione diocesana interrotte dalla linea di demarcazione, mons. Vladimir ricevette il diritto di amministrare, con le prerogative di vescovo diocesano, le parrocchie dell’Esarcato nel Sud della Francia, in Italia e in Africa del Nord.
Verso la fine della guerra, a Francia liberata, il metropolita Euloge, le cui forze fisiche declinavano, lo chiamò d’urgenza a Parigi all’inizio del 1945 e gli affidò l’amministrazione della diocesi durante la sua malattia. Il 2 settembre 1945 l’arcivescovo Vladimir concelebrò accanto al vecchio metropolita Euloge con la delegazione inviata a Parigi dal Patriarca di Mosca Alessio I per sancire la riunificazione con il Patriarcato di Mosca. Alla morte del metropolita Euloge (8 agosto 1946) l’arcivescovo Vladimir assunse le funzioni di locum tenens alla guida dell’Esarcato.
Antoine Kartachov scriverà più tardi di questi momenti drammatici: «Prima della morte, il metropolita Euloge pose di propria iniziativa il suo esarcato sul filo della spada e di uno scisma ineluttabile, che in ogni caso sarebbe avvenuto. Il metropolita Euloge, in modo non conciliare (безсоборно), senza ascoltare la voce della coscienza della stragrande maggioranza dei chierici e dei laici, decise di sottomettere la Chiesa della diaspora al governo ecclesiastico ufficiale di Mosca. Tutto fu fatto nel modo più segreto possibile: tutti furono posti di fronte al fatto compiuto, nonostante i contatti necessari per la forma con l’istanza canonica legale del patriarcato di Costantinopoli. La questione fu condotta così avanti che sembrava impossibile tornare indietro. Morendo, il metropolita Euloge pose sulle spalle e sulla coscienza dei suoi confratelli vescovi e in particolare di colui nel quale vedeva il proprio successore, l’arcivescovo Vladimir, un peso quasi disumano: rimettere in discussione, in senso inverso, tutto questo clamoroso agitarsi di manifestazioni dimostrative e, si può dire, demagogiche, e sottoporlo a un nuovo esame alla luce della conciliarità» (Жизненный путь митрополита-экзарха Владимира. П., 1957).
In effetti mons. Vladimir dimostra allora una grande forza di carattere, fermezza di convinzione e giustezza di vedute, rifiutando il diktat che il Patriarcato di Mosca vuole imporre all’Esarcato, avendo già deciso, con un decreto datato il giorno stesso dopo la morte di mons. Euloge, che «la giurisdizione provvisoria del patriarcato ecumenico sulle parrocchie russe in Europa occidentale, istituita nel 1931, ha formalmente e di fatto cessato di esistere, e che tali parrocchie sono nuovamente poste nella giurisdizione indivisibile del patriarcato di Mosca, di che sarà informato il patriarca ecumenico Massimo» (Журнал Московской Патриархи, M., 1946, n. 9, p. 7). Lo stesso decreto ha inoltre nominato successore del metropolita Euloge l’ex vescovo della Chiesa russa fuori frontiera a Parigi, il metropolita Séraphin (Loukianov), il quale, dopo essersi compromesso con i Tedeschi durante la guerra, è rientrato nel seno della Chiesa di Mosca e ha assunto la cittadinanza sovietica. «Ne prendo atto a titolo informativo, ma non per l’esecuzione», risponde mons. Vladimir al metropolita Gregorio di Leningrado che lo aveva convocato all’ambasciata sovietica a Parigi il 14 agosto per consegnargli il decreto del sinodo di Mosca.
«Il metropolita Séraphin era nominato a capo della diocesi del defunto metropolita Euloge […] Era impossibile crederci: il nemico giurato del metropolita Euloge, l’uomo che durante la guerra si era comportato da vero hitleriano, diventava il successore del fondatore della nostra diocesi […] Un altro particolare, anch’esso sorprendente: questa nomina avvenne il giorno stesso dopo la morte del metropolita, mentre un uso molto pio, molto rispettato nella Chiesa russa, esigeva che la nomina a una cattedra divenuta vacante per decesso non intervenisse prima del 40º giorno dalla morte del titolare. Particolare ancora più sorprendente: questa nomina era intervenuta quando le lettere dimissoriali del patriarcato ecumenico di Costantinopoli non erano ancora state ricevute dal metropolita Euloge. […] Questa nomina rivelava il modo di agire abituale dei sovietici, che consisteva nel mettere in posti di responsabilità uomini ‘compromessi’, il che permetteva loro di tenerli in pugno e, così, di essere padroni della situazione», scriverà a questo proposito, nelle sue memorie, il protopresbitero Alexis Kniazev.
Un’Assemblea generale straordinaria dell’Esarcato, riunita il 16 ottobre 1946 all’Istituto San Sergio a Parigi, conferma la coraggiosa decisione del metropolita Vladimir e lo elegge successore del metropolita Euloge alla guida dell’Esarcato. Il santo sinodo del Patriarcato ecumenico ratifica poco dopo tale elezione, il 6 marzo 1947, e mons. Vladimir è elevato, l’8 luglio dello stesso anno, al rango di metropolita. L’anno seguente il metropolita Vladimir accoglie di persona il patriarca ecumenico Atenagora che, durante una breve sosta a Parigi, visita la cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij e l’Istituto San Sergio. Mons. Vladimir testimonia ancora una volta la propria fedeltà al Patriarcato ecumenico quando, nel 1950, compie un gesto verso la Chiesa russa fuori frontiera, proponendo al suo primate, il metropolita Anastasio (Gribanovskiï), un progetto di riunificazione delle parrocchie delle due giurisdizioni sotto l’autorità di mons. Anastasio, ma nell’obbedienza al Patriarcato di Costantinopoli.
Durante l’Assemblea diocesana del 1949 mons. Vladimir lancia un appello profetico all’unità di tutti gli ortodossi stabiliti in Europa occidentale, senza distinzione di origini etniche o nazionali, nel quadro di una Chiesa locale: «Uniamoci tutti in un’unica Chiesa nei paesi dove Dio ci ha condotti, noi e i nostri fratelli ortodossi. Facciamo tutti i nostri sforzi per edificare una Chiesa ortodossa unificata in Europa occidentale». In diretto prolungamento di questo appello, negli anni seguenti il metropolita Vladimir, che mostra grande sollecitudine per il futuro dei figli dell’emigrazione russa in via di assimilazione nei paesi di accoglienza, come pure per il divenire degli occidentali che entrano nella comunione della Chiesa ortodossa, dà la sua benedizione alle diverse iniziative che sorgono qua e là in alcune parrocchie dell’Esarcato, a Parigi, a Nizza, in Belgio, in Germania e in Danimarca, per celebrare la liturgia nelle lingue locali.
Nel 1957 il metropolita Vladimir festeggia con modestia un giubileo piuttosto raro: il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione episcopale. Messaggi di saluto gli vengono inviati da tutte le organizzazioni dell’emigrazione russa. Dopo una lunga malattia, il metropolita Vladimir si spegne serenamente all’età di 86 anni, il 18 dicembre 1959, vigilia della festa di San Nicola (secondo il calendario giuliano), nel suo piccolo appartamento presso la cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij, in rue Daru, a Parigi, con queste ultime parole: «Gloria a Te, che ci hai fatto vedere la luce». È sepolto nella cripta dellachiesa della Dormizione, presso il cimitero di Sainte-Geneviève-des-Bois (Essonne).
Privo di ogni ambizione, il metropolita Vladimir non ha mai cercato il potere. Vi fu portato dalle circostanze. Non nascondeva che il potere gli pesava, che non si sentiva fatto per esso. La sua estrema semplicità, la sua benevolenza verso tutti, la sua vita ascetica nella preghiera continua, ma anche la sua totale fedeltà ai canoni della Chiesa, gli hanno valso la stima generale nel mondo ortodosso. «Era uno di quei miti ai quali appartiene il Regno. La sua mitezza era la sua arma, è con essa che dominava», scriverà di lui l’archimandrita Lev Gillet (Messager Orthodoxe, 1959, n. 8).
Arcivescovo Georges (Tarassov)

L’arcivescovo Georges (Tarassov) si è trovato per più di vent’anni, tra il 1960 e il 1981, alla guida dell’Arcidiocesi delle chiese ortodosse russe in Europa occidentale. Per più di cinquant’anni di sacerdozio è stato legato all’evoluzione di questa arcidiocesi. Tutto, nella vita di questo prelato, era insolito.
Georges Tarassov nacque a Voronež (Russia) il 14 aprile 1893. Compì gli studi al liceo tecnico di questa città, poi alla Scuola tecnica superiore di Mosca, da cui uscì ingegnere chimico. Più tardi seguì corsi di aeronautica e si arruolò come volontario nell’esercito imperiale, dove prestò servizio nell’aviazione. Nel 1916 il ministero della Guerra lo inviò in Francia per familiarizzarsi con il funzionamento dell’aviazione militare francese. Dopo la rivoluzione del 1917 rimase sul fronte occidentale e si arruolò come pilota nell’esercito belga con il grado di maggiore. Smobilitato nel 1919, si stabilì in Belgio, dove lavorò dal 1921 al 1934, in qualità di ingegnere chimico, in diverse imprese. Nel 1922 sposò Eugénie Freshkop, che avrebbe lasciato il ricordo di una cristiana molto fervente.
Il 25 marzo 1928 Georges Tarassov fu ordinato diacono dal metropolita Euloge. Desiderava servire la Chiesa in questo stato per tutto il resto della vita. Tuttavia, il 3 febbraio 1930, circostanze impreviste condussero il diacono Georges a ricevere il sacerdozio, per obbedienza al suo vescovo. Fu nominato rettore delle parrocchie studentesche di Gand e di Lovanio, rimaste senza sacerdote da un giorno all’altro. Nel 1932 padre Georges subì una dura prova, la morte della moglie. Un anno dopo ricevette la tonsura monastica. Nel 1940 fu nominato rettore della parrocchia di San Pantaleone a Bruxelles (rue de la Tourelle), il che non gli impedì di continuare a servire altre parrocchie in Belgio. Tra i suoi parrocchiani sviluppò uno zelo eccezionale e divenne un’immagine vivente dell’amore pastorale. Durante l’occupazione tedesca fu arrestato almeno due volte. Una volta il suo interrogatorio durò dieci ore consecutive. In quel periodo, l’arcivescovo Alexandre (Némélovskiï), ausiliare del metropolita Euloge in Belgio, fu deportato a Berlino; padre Georges assicurò inoltre il lavoro pastorale nella chiesa di San Nicola (rue des Chevaliers).
Quando l’arcivescovo Alexandre rientrò dopo la fine della guerra scelse di porsi nella giurisdizione di Mosca, mentre padre Georges Tarassov rimase fedele all’Esarcato del Patriarcato di Costantinopoli e al suo nuovo vescovo reggente, il metropolita Vladimir (Tikhonicky). Quest’ultimo lo elevò al rango di archimandrita nel 1948. Eletto vescovo ausiliare per il Benelux e la Germania federale, con residenza nella sua precedente parrocchia di Bruxelles, padre Georges fu ordinato vescovo il 4 ottobre 1953 a Parigi dal metropolita Vladimir, con la benedizione del Patriarca ecumenico Atenagora e del santo sinodo di Costantinopoli, che gli conferirono il titolo di vescovo di Siracusa.
Dopo la morte del metropolita Vladimir, l’Assemblea generale dell’Esarcato, riunita il 12 giugno 1960 per designare il successore del metropolita defunto, elesse monsignor Georges. Questa elezione fu confermata dal Patriarcato ecumenico il 10 ottobre 1960. Divenuto arcivescovo e rettore della cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij a Parigi, monsignor Georges continuò l’attività pastorale che amava e non cessò di visitare le città e i paesi dei suoi fedeli. Ma nel 1965 fu colpito da una nuova prova: l’organismo ecclesiale di cui aveva la cura costituiva dal 1931 un «esarcato provvisorio» del trono ecumenico; ora, una lettera del patriarca Atenagora, il 22 novembre, pose fine a questo statuto amministrativo esterno della diocesi. A monsignor Georges incombette allora il gravoso compito di salvaguardare l’esistenza della diocesi affidatagli e di preservare le sue parrocchie da lacerazioni e da eventuali ingerenze non ecclesiali. In queste circostanze ebbe il coraggio di proclamare l’indipendenza dell’Arcidiocesi, il 29 dicembre, il che fu confermato dall’Assemblea generale clerico-laicale nel febbraio 1966.
L’arcivescovo Georges dovette poi far fronte a un’altra necessità: consolidare e regolarizzare i legami canonici che sussistevano ancora tra l’Arcidiocesi e il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Per portare a termine questo compito trovò nella persona del suo segretario diocesano, Cyrille Kniazeff, un collaboratore pieno di zelo. All’arcivescovo Georges fu dato di vedere la realizzazione del suo desiderio: in una lettera patriarcale e sinodale del 22 gennaio 1971, il patriarca Atenagora confermò di nuovo l’appartenenza dell’Arcidiocesi al Patriarcato ecumenico. Questo atto ratificò anche l’esistenza di tale diocesi nella sua integrità e nella sua autonomia interna.
L’arcivescovo Georges era profondamente impregnato della tradizione e della pietà ortodosse russe, ma, al tempo stesso, il suo cuore era largamente aperto a ogni uomo che condividesse con lui l’amore per la verità cristiana. La comparsa, negli ultimi anni della sua vita, di nuove comunità ortodosse di lingua francese e olandese nelle regioni dove aveva iniziato il suo ministero pastorale, a Bruxelles, a Gand e nei Paesi Bassi, fu per lui una grande gioia.
Monsignor Georges morì il 22 marzo 1981 dopo una lunga malattia. Il suo ultimo messaggio al clero e, tramite esso, ai fedeli fu: «Dite loro che li amo tutti» – parole caratteristiche di questo pastore al tempo stesso umile e coraggioso. Il suo corpo riposa nella cripta della chiesa della Dormizione, nel cimitero di Sainte-Geneviève-des-Bois, nella stessa tomba del metropolita Euloge, fondatore della diocesi, che lo aveva ordinato al diaconato e al presbiterato.
Mons. Georges (Wagner)

Mons. Georges di Eudocia, al secolo Georges Wagner, nacque a Berlino il 10 marzo 1930 da genitori tedeschi e protestanti. Suo nonno paterno era pastore riformato e, prima della prima guerra mondiale, ricoprì per diversi anni la carica di predicatore alla corte imperiale di Berlino. Sua madre, Marthe Wagner, scoprì l’Ortodossia negli anni Trenta, nella chiesa di San Vladimiro sulla Nachodstrasse, il cui rettore era allora l’archimandrita Jean (Schakhowskoy). Fu lei a introdurre il figlio nelle parrocchie russe di Berlino, alla fine della seconda guerra mondiale. Queste parrocchie erano allora dirette dall’arcivescovo Alexandre (Nemelovskiï), che per molti anni era stato l’ausiliare del metropolita Euloge per il Belgio e poi era stato posto dai nazisti agli arresti domiciliari a Berlino. Nel 1948, mentre il blocco sovietico manteneva la popolazione berlinese in condizioni di vita estremamente precarie, Georges Wagner fu accolto nell’Ortodossia. Mons. Alexandre era già ripartito per il Belgio, ma la maggioranza del clero berlinese era ancora costituita da sacerdoti usciti dall’Istituto San Sergio, in particolare l’arciprete Serge Polozhenskiï (1992), che ebbe un ruolo importante nel cammino spirituale del giovane.
Nel 1949, terminati gli studi secondari, Georges Wagner parte per l’Istituto di teologia San Sergio, a Parigi, dove lascia il ricordo di uno studente coscienzioso e riservato. Nel 1953 conclude gli studi presentando una tesi di master dedicata a L’insegnamento dei Padri della Chiesa del II e III secolo sulla Madre di Dio preparata sotto la direzione dell’archimandrita Cipriano (Kern). L’altro padre spirituale del giovane studente è allora il vescovo Metodio, che risiedeva ad Asnières. Nel mese di maggio dell’anno successivo, su invito del patriarca ecumenico Atenagora I, Georges Wagner soggiorna presso l’Istituto di teologia patriarcale di Halki, a Istanbul, insieme ai professori dell’Istituto San Sergio Antonio Kartašëv e Leone Zander. Discussa la tesi, Georges Wagner è invitato dal Consiglio dei professori dell’Istituto a proseguire con un anno di studi di specializzazione. Si prevede allora di affidargli una parte dell’insegnamento dell’esegesi del Nuovo Testamento, per alleggerire il compito del vescovo Cassiano che, oltre alle sue attività didattiche e scientifiche, ricopriva la carica di rettore dell’Istituto. Tuttavia, questo progetto non giunge a compimento.
Il 29 maggio 1955 Georges Wagner è ordinato diacono, nella chiesa dei Tre Santi Gerarchi, in rue Pétel a Parigi, e, il 6 giugno dello stesso anno, presbitero, dal metropolita Nicola (Eremin), esarca del patriarca di Mosca per l’Europa occidentale. Per diversi anni svolge il suo ministero pastorale a Berlino, nella diocesi del patriarcato di Mosca, e fonda la parrocchia di San Giovanni Crisostomo, di cui diviene rettore e dove le celebrazioni hanno luogo in slavo ecclesiastico e in tedesco. Nel 1962 si iscrive alla Facoltà di filologia di Berlino Ovest e inizia la preparazione di una tesi di dottorato sulla liturgia bizantina di San Giovanni Crisostomo. Le conseguenze della guerra fredda, come pure l’avvicendarsi dei responsabili alla guida dell’Esarcato del patriarcato di Mosca a Berlino, sono altrettante ragioni che conducono padre Georges Wagner a prendere le distanze dal patriarcato di Mosca. Agenti sovietici entrano in contatto con lui e cercano di convincerlo a rilasciare dichiarazioni pubbliche per denunciare l’imperialismo americano in Germania. Padre Georges Wagner rifiuta con coraggio, nonostante pressioni fortissime. È un episodio della sua vita di cui non parlava volentieri, probabilmente a causa delle minacce ricevute dopo il suo rifiuto di collaborare alla propaganda sovietica. All’interno dell’Esarcato del patriarcato di Mosca a Berlino, anche la situazione è mutata. La guida è assunta dall’arcivescovo Boris (Vik), che si distingue per dichiarazioni clamorose a favore della politica sovietica. Si assiste a una ripresa in mano delle parrocchie di Berlino. I vecchi sacerdoti vengono messi da parte e sostituiti da sacerdoti inviati da Mosca. Tra questi nuovi arrivati, padre Wagner intratterrà rapporti continuativi soltanto con l’igumeno Giovenale Poljarkov, che sarebbe divenuto più tardi metropolita di Krutitsy e con il quale avrebbe mantenuto contatti sporadici fino alla morte.
Dopo alcuni mesi di esitazione, durante i quali frequenta soprattutto la piccola chiesa greca di Berlino, padre Georges Wagner decide di rivolgersi all’Esarcato delle parrocchie russe in Europa occidentale dipendente dal Patriarcato ecumenico e che, dal 1960, era guidato dall’arcivescovo Georges (Tarassov). Il suo arrivo, nel 1964, suscita alcuni sospetti da parte di certi responsabili dell’Esarcato, che temono una manovra del patriarcato di Mosca per infiltrare l’esarcato, ma infine, grazie alla garanzia morale di padre Nicola Afanasiev, suo antico professore, e di padre Georges Drobot, uno dei suoi ex compagni di studi all’Istituto San Sergio, padre Georges Wagner è ammesso nel clero della diocesi. Nel 1965 è elevato al rango di arciprete e, l’anno seguente, è nominato decano delle parrocchie dell’Arcidiocesi nella Repubblica Federale di Germania.
Nel 1967, dopo la morte di padre Nicola Afanasiev, il consiglio dei professori dell’Istituto San Sergio affida a padre Georges Wagner la cattedra di diritto canonico. Nel 1969 è incaricato anche dell’insegnamento della teologia liturgica, al posto di Teodosio Spasskij. In questo periodo padre Georges Wagner assicura regolarmente le celebrazioni liturgiche presso il monastero della Madre di Dio della Protezione a Bussy-en-Othe (Yonne) e stabilisce legami stretti con la comunità, in particolare con madre Teodosia, che segnerà profondamente il suo cammino spirituale. Nel 1970 termina la sua tesi di dottorato su « Le fonti della liturgia di San Giovanni Crisostomo », che discute con successo l’anno seguente all’Università di Berlino. Questa tesi, in cui dimostra l’attribuzione della liturgia a San Giovanni Crisostomo a partire da un’approfondita analisi testuale, sarebbe stata poi pubblicata, a Münster, con il titolo Der Urprung des Chrysostomusliturgie nella collana Liturgiewissenschaftliche Quellen und Forshungen (1973). Il 12 marzo 1971 padre Georges Wagner pronuncia la professione di rasoforo, primo grado della vita monastica, ed è elevato al rango di archimandrita la domenica successiva, nellachiesa di Chaville.
Il 30 giugno dello stesso anno è uno dei cinque vescovi ausiliari eletti per l’Arcidiocesi dal santo sinodo del Trono ecumenico e diviene vescovo titolare dell’antica sede di Eudociade (in Asia Minore). L’ordinazione episcopale di mons. Georges (Wagner) è celebrata nella nostra cattedrale, domenica 3 ottobre 1971, sotto la presidenza dell’arcivescovo Georges (Tarassov), attorniato dal metropolita Melezio, vescovo della diocesi greca del patriarcato ecumenico in Francia, dal suo ausiliare, il vescovo Geremia (oggi metropolita), e dai vescovi ausiliari dell’Arcidiocesi, mons. Metodio (Kuhlman) e mons. Alessandro (Semenoff-Tian-Chansky). Nel 1973 il vescovo Georges lascia le sue funzioni didattiche all’Istituto San Sergio e, dopo la morte di mons. Metodio, nell’aprile 1974, si dedica alla direzione pastorale della parrocchia del Cristo Salvatore, ad Asnières, dove si stabilisce. Parallelamente a questo ministero parrocchiale, svolto insieme all’arciprete Alessandro Rehbinder, è incaricato dall’arcivescovo Georges I delle parrocchie di Germania e, dopo la morte del vescovo Stefano nel 1979, della Scandinavia. Per tutti questi anni e, ancora fino all’anno scorso, mons. Georges partecipa attivamente alle Settimane liturgiche dell’Istituto San Sergio, presentandovi a più riprese delle comunicazioni. Pubblica inoltre alcuni articoli ne il Messager dell’ACER (in russo).
In più occasioni mons. Georges assumerà alcune responsabilità su richiesta del Patriarcato ecumenico: è in particolare lui che tradusse in russo il rapporto su Le fonti della Rivelazione divina secondo l’insegnamento della Chiesa ortodossa, presentato dal patriarcato ecumenico alla Commissione preparatoria del futuro Concilio panortodosso che ebbe luogo a Chambésy (Svizzera), nel 1976. Pubblica anche un articolo nell’opera teologica e storica edita dal patriarcato ecumenico, nel 1981, in occasione del 1600° anniversario del II Concilio ecumenico (Concilio di Costantinopoli del 381). Più tardi gli veniva affidata dal patriarcato ecumenico la preparazione di un dossier sulla storia, assai complessa, ci diceva, dell’autocefalia della Chiesa di Georgia, che doveva sfociare, nel 1991, nel riconoscimento di questa Chiesa come tale.
Dopo la scomparsa dell’arcivescovo Georges I (22 marzo 1981), mons. Georges (Wagner) assicura l’interim fino alla riunione dell’assemblea diocesana. Riesce nell’impresa di riorganizzare molto rapidamente le strutture canoniche della diocesi, che praticamente non esistevano più già da diversi anni. Il 1° maggio 1981 l’11ª assemblea diocesana, presieduta dal metropolita Melezio, esarca straordinario del patriarcato ecumenico, lo elegge alla guida della nostra diocesi. Dopo la conferma dell’elezione da parte del santo sinodo del Patriarcato ecumenico, mons. Georges è elevato al rango di arcivescovo di Eudociade e, il 5 luglio, è solennemente intronizzato nella nostra cattedrale, alla presenza del metropolita Melezio, dei vescovi Geremia e Romano (patriarcato ecumenico), Gabriele (patriarcato di Antiochia) e Adriano (patriarcato di Romania), nonché di una quarantina di sacerdoti. Mons. Georges diveniva anche rettore della cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij, in rue Daru.
Nei dodici anni in cui fu alla guida dell’Arcidiocesi, mons. Georges si adoperò per riunire regolarmente assemblee diocesane (1982, 1986, 1990) e pastorali (1984, 1989, 1992), che permettevano a chierici e laici, provenienti dalla Francia, dal Belgio, dall’Italia o ancora dalla Svezia, di incontrarsi, di pregare insieme, di dibattere alcuni problemi di ordine pastorale e liturgico. Specialista di liturgia, cercò di restituire alla cattedrale la solennità che si addice alle celebrazioni pontificali, ricordando incessantemente nelle sue omelie il senso della preghiera della Chiesa e dei misteri sacramentali. Infine, uno dei suoi principali meriti consistette nel rafforzare i legami che univano l’Arcidiocesi al Patriarcato ecumenico, in particolare in occasione delle varie visite che compì al Fanar presso il patriarca Dimitrios I con il rettore dell’Istituto San Sergio, il protopresbitero Alessio Kniazeff (1981), Sergio Obolensky (1983, 1986), il padre Eugenio Czapiuk (1988). Compì il suo ultimo viaggio al Fanar in occasione della 1ª sinassi dei vescovi diocesani del Patriarcato ecumenico, riunita dal nuovo patriarca, Bartolomeo I, dal 30 agosto al 1° settembre 1992.
Dal 1989 mons. Georges aveva ripreso il suo insegnamento all’Istituto San Sergio, assicurando una parte dei corsi di teologia liturgica nonché l’insieme del diritto canonico. Dopo la morte di padre Alessio Kniazeff, mons. Georges era stato eletto rettore dell’Istituto, il 12 febbraio 1991, incarico che esercitava contemporaneamente a quello di rettore della parrocchia di San Sergio. Tuttavia, la dolorosa malattia che si era manifestata nel corso dell’estate 1992, una varice al tallone, non gli permise di riprendere i corsi all’ultima riapertura dell’anno accademico. Non potendo più reggersi in piedi, mons. Georges attraversò allora la più dura delle prove per il vescovo, il teologo e il liturgista che era, poiché non poteva più celebrare la liturgia. Superando il dolore, di cui non si lamentava mai, poté presiedere ancora un’ultima volta la liturgia eucaristica nella cattedrale, il giorno della festa dell’Incontro del Signore, il 15 febbraio 1993.
Mons. Georges è morto per un’embolia polmonare conseguente alla sua malattia, il 6 aprile 1993 (alla vigilia della festa dell’Annunciazione della Madre di Dio, secondo il calendario giuliano), nella sua residenza episcopale di Asnières, alle 10 del mattino. Si è spento senza una parola tra le braccia dell’ ieromonaco Nicola (Moulinier), che celebrava quel giorno gli uffici della grande Quaresima e della vigilia dell’Annunciazione nella chiesa di Asnières e che ha potuto dargli l’ultima assoluzione. Poco dopo, la vestizione e la prima panichida furono compiute dalvescovo Paolo di Trachea, chiamato per telefono, nonché dai padri Boris Bobrinskoy, Nicola Cernokrak, Nicola Moulinier e dall’ierodiacono Nicodemo. Le esequie sono state celebrate sabato 10 aprile, sabato di Lazzaro, nella cattedrale dal metropolita Geremia (patriarcato ecumenico) e dal vescovo Paolo, attorniati da trentotto sacerdoti e sei diaconi, alla presenza dei vescovi Romano, Stefano (patriarcato ecumenico) e Gurij (patriarcato di Mosca). La sepoltura ha avuto luogo nella cripta dellachiesa della Dormizione, nel cimitero di Sainte-Geneviève-des-Bois. Mons. Georges è stato inumato nella stessa tomba del vescovo Cassiano. Non si può fare a meno di notare che le sue esequie sono state celebrate nel giorno in cui la Chiesa festeggia la Risurrezione di Lazzaro, l’« amico di Gesù », verso il quale mons. Georges nutriva una venerazione particolare, poiché lo commemorava nel congedo di ogni ufficio dei defunti.
Mons. Georges ha lasciato ai suoi successori, al clero e ai membri laici dell’Arcidiocesi due lezioni. Insegnava instancabilmente, innanzitutto, la fedeltà alla tradizione ortodossa, in particolare nella sua forma di espressione russa, senza che ciò fosse incompatibile con la visione universale della Chiesa, che teneva sempre presente: “Vogliamo vivere una vita imbevuta della tradizione spirituale e liturgica sempre viva che abbiamo ricevuto dall’oriente cristiano e dall’antica Russia ortodossa”, dichiarava nel suo discorso di intronizzazione, nel 1981. Insisteva in modo del tutto particolare sull’importanza della vita liturgica e sacramentale che si costruisce attorno al vescovo e al suo rappresentante, il sacerdote, nella parrocchia. Da qui l’importanza che dava alla parrocchia, alla diocesi, e la diffidenza che nutriva verso le organizzazioni e i movimenti para-ecclesiali. Fedele in ogni cosa alla Tradizione, sapeva che la Tradizione era l’espressione viva della vita della Chiesa e che conveniva adattarla con saggezza alle condizioni di esistenza locali. Dobbiamo “restare fedeli all’eredità spirituale ricevuta e al tempo stesso lavorare all’attualizzazione della nostra testimonianza ortodossa nei paesi in cui abitiamo”, ripeteva.
Fedeltà anche al Patriarcato di Costantinopoli, che definiva “grande centro canonico e storico dell’unità conciliare del mondo ortodosso”. È significativo che avesse dedicato la sua tesi di dottorato su san Giovanni Crisostomo “alla grande Chiesa di Cristo che è a Costantinopoli”. Concretamente insisteva sulla necessità assoluta per l’Arcidiocesi di “mantenere il nostro legame con la pienezza della Chiesa ortodossa mediante la nostra presenza nella giurisdizione del patriarcato ecumenico”. Questa giurisdizione era stata istituita in forma provvisoria nel 1931, perché l’esistenza dell’Arcidiocesi appariva allora temporanea e transitoria. Nel 1971 aveva ricevuto una nuova forma, “valida fino a quando la questione della diaspora non sarà regolata conformemente alle esigenze dell’ordine canonico dal Santo e grande Concilio panortodosso”, spiegava nel suo discorso davanti all’assemblea pastorale del febbraio 1981.
Da qui discendeva il suo secondo grande insegnamento, che consisteva nel saper custodire gelosamente il dono della libertà di fronte alle ingerenze e alle pressioni esterne alla Chiesa, siano esse politiche, nazionali, ideologiche. “Dio ha dato al nostro organismo ecclesiale una grande e preziosa grazia, di cui tutti ci serviamo, ma di cui non siamo sempre sufficientemente consapevoli: ci ha donato di vivere la nostra vita ecclesiale in piena libertà rispetto alle influenze estranee alla Chiesa e alle pressioni esterne provenienti dai potenti di questo mondo. Questo dono prezioso, dobbiamo custodirlo, assolutamente”, diceva davanti all’assemblea generale dell’arcidiocesi nel 1982 (Messager diocésain, n. 1-2, p. 22).
Un’importante raccolta di articoli di teologia liturgica di mons. Georges è apparsa, nel 2003, in francese, presso le edizioni dell’Istituto San Sergio, con il titolo La liturgie, expérience de l’Eglise. Etudes liturgiques. Una traduzione della sua tesi di dottorato, come pure una raccolta di omelie, sono state edite anche in russo, a Parigi, dalle edizioni Liturgica.
A. Nivière (© Parigi, 2004)
Arcivescovo Serge (Konovalov)

L’arcivescovo Serge Konovalov è stato alla guida dell’Arcidiocesi delle parrocchie russe in Europa occidentale dal 1993 al 2003. Era anche membro dell’Assemblea dei vescovi ortodossi di Francia; sedeva nel Consiglio delle Chiese cristiane in Francia. Inoltre era rettore dell’Istituto di teologia San Sergio a Parigi.
Primogenito di tre figli, Vladyka Serge è nato a Lovanio (Belgio) l’8 luglio 1941; la madre era olandese, il padre russo. Ebbe un fratello, Alexandre, che sarebbe diventato diplomatico, e una sorella, Nadia, che per molti anni lavorò per i non vedenti. La famiglia era bilingue: dal padre e da uno zio i figli impararono il russo, con la madre parlavano francese. L’intera famiglia era ortodossa. Vladyka dirà più tardi: «Siamo stati educati come ortodossi, ma senza particolare pietà. Ma l’aspetto ecclesiastico mi ha sempre attratto, sono stato chierichetto; più tardi a Lovanio ho cantato e letto nella parrocchia».
Fin dagli anni Venti esisteva a Lovanio (Belgio) una parrocchia dedicata ai Santi Giorgio e Tatiana, fondata dal sacerdote Georges Tarassov, il futuro arcivescovo Georges di Siracusa (1981). Questo pio servo di Dio ebbe un’influenza grandissima sulla vita spirituale del giovane Serge e, anche più tardi, nel suo cammino verso l’altare, vi fu sempre un grande legame tra il vecchio arcivescovo e il suo figlio spirituale. I parrocchiani più anziani ricordano quel tempo, e con quanta attenzione Vladyka, da bambino, seguisse i santi uffici. All’università di Lovanio studiò le lingue germaniche e divenne insegnante al collegio Saint-Joseph di Woluwe-Saint-Pierre (Bruxelles). Per i suoi allievi fu più di un semplice insegnante. Ogni anno organizzava giornate di ritiro in cui teneva egli stesso delle conferenze. Non appena i cambiamenti in Russia lo resero possibile, organizzò viaggi scolastici in Russia. Per molti ex allievi resterà un consigliere.
Dopo il matrimonio con Lydia Petrovna Tchernenko, fu ordinato diacono nel 1968 per la parrocchia di Lovanio. Ma la diminuzione del numero degli studenti russi all’università e il fatto che non vi fosse più un sacerdote a Lovanio portarono alla chiusura della chiesa nel 1975. Diversi oggetti liturgici furono trasferiti alla parrocchia di Maastricht della nostra Arcidiocesi; il calice e la patena sono ancora oggi usati nella nostra parrocchia di Deventer (Paesi Bassi)
Dopo la chiusura della chiesa di Lovanio, fu assegnato alla parrocchia dei Santi Pantaleone e Nicola, a Bruxelles (rue Demot). Era una fonte inesauribile di conoscenze. Traduceva con piacere interi capitoli del Typikon in neerlandese e rispondeva con cura e a lungo alle questioni pratiche.
Dopo la morte, nel 1979, dell’arcivescovo Paolo di Novosibirsk, che viveva a Bruxelles, la parrocchia fu servita per breve tempo dal sacerdote Nicolas Soldatenkoff, ma quando questi tornò in Francia, era indispensabile che questa importante parrocchia di rue Demot avesse un proprio sacerdote. Così nel 1980 il protodiacono Serge fu ordinato sacerdote. Da quel momento vi fu di nuovo una regolare vita liturgica. Padre Serge amava gli uffici e li celebrava integralmente: ogni sabato sera, ogni domenica, alla vigilia delle grandi feste e durante la Grande Quaresima, due volte alla settimana, la Liturgia dei Doni Presantificati. Durante la Settimana Santa padre Serge celebrava mattina e sera gli uffici prescritti; inoltre celebrava anche nella parrocchia di Charleroi e, durante le vacanze, al campo estivo dei Vitjaz, un movimento giovanile russo, di cui era stato membro nella sua infanzia.
Dopo la morte della moglie Lydia, deceduta nel 1984 all’età di 48 anni, padre Serge dovette provvedere da solo all’educazione dei suoi tre figli. Nel 1990 fu tonsurato monaco da mons. Georges (Wagner); poco dopo fu nominato archimandrita. A proposito di questo passo, egli stesso disse in un’intervista: «Sono dunque diventato monaco. Ciò significa che volevo consacrarmi a una vita spirituale più grande». Divenne un padre confessore molto ricercato e apprezzato. Il compianto arcivescovo Basilio (Krivošein), uomo egli stesso di grande spiritualità, ha spesso dato il consiglio di rivolgersi a padre Serge per la vita spirituale.
Dopo la morte dell’arcivescovo Georges (Wagner), il Consiglio dell’Arcidiocesi lo designò tra i candidati alla successione. La sua risposta alla domanda se accettasse questa candidatura fu tipica: «Se è necessario».
Dopo la sua elezione alla guida dell’Arcidiocesi, nel maggio 1993, partì per Parigi. Solo molto più tardi molte persone si resero conto delle enormi conseguenze che ciò ebbe: fu costretto a lasciare soli i suoi figli. Naturalmente, nel frattempo, erano diventati giovani adulti, ma furono improvvisamente obbligati a trovare la propria strada e ad abitare da soli. Quanto a Vladyka, si stabilì a Parigi, accanto alla cattedrale di rue Daru.
Non sarebbe esagerato dire che fu un arcivescovo itinerante. Cominciò visitando le parrocchie: una delle prime fu Anversa, ma anche Deventer, Kollumerpomp, Maastricht e Düsseldorf hanno potuto rallegrarsi della sua visita. Si recò anche in Italia, in Scandinavia e in Spagna, dove furono fondate quattro nuove parrocchie.
All’interno dell’Arcidiocesi vi era il desiderio di una maggiore autonomia (ecclesiastica). Prima del 1966 l’Arcidiocesi aveva avuto lo statuto di Esarcato del Trono ecumenico, statuto che, per diverse ragioni, era stato perso nel dicembre 1965. Sotto la direzione energica di Vladyka e con un’apertura senza precedenti verso le parrocchie, che ebbero voce nell’elaborazione dei nuovi statuti, il Consiglio diocesano si riunì ogni mese e mise a punto il progetto di questi nuovi statuti. In seguito furono presentati al santo sinodo del Patriarcato ecumenico e, dopo alcune modifiche, da esso approvati. Fu convocata un’Assemblea generale dell’Arcidiocesi per ratificarli. L’adozione di questi nuovi statuti ha permesso, dopo un fruttuoso lavoro congiunto con i membri della commissione sinodale per le eparchie, di determinare che cosa fosse la nostra autonomia mediante la promulgazione del Tomos patriarcale del 20 giugno 1999 che ristabiliva il nostro Esarcato.
Vladyka era interamente russo, ma ciò non lo rendeva cieco alle parrocchie «occidentali», al contrario.
Naturalmente, gli sviluppi in Russia durante il suo episcopato non sono passati inosservati. Nel 1995, poco tempo dopo la sua consacrazione episcopale e la sua intronizzazione, Vladyka, con la benedizione del patriarca Bartolomeo, si è recato a Mosca, dove è stato ricevuto dal patriarca Alessio; la concelebrazione con il Patriarca fu il segno del ristabilimento della piena comunione con la Chiesa di Mosca. Vladyka ha compiuto ancora alcuni pellegrinaggi in Russia e, nell’agosto 2000, ha assistito alla canonizzazione dei Nuovi martiri e Confessori del XX secolo. A giusto titolo, nelle sue condoglianze, il Patriarca di Mosca ha riconosciuto la parte che Vladyka Serge aveva avuto nel ristabilimento dell’unità spirituale del popolo russo. Per quanto riguarda la difficile questione delle giurisdizioni, ha scelto la via del giusto mezzo, poiché conservare e rafforzare l’unità nella diocesi era la sua prima e più grande preoccupazione. Non c’è da stupirsi che dopo quasi dieci anni di episcopato fosse esausto. Ebbe il tempo di congedarsi da diverse persone, ma nessuno sospettava che la fine sarebbe giunta così presto. Mercoledì 22 gennaio 2003 ricevevamo la triste notizia dell’improvvisa morte, avvenuta quella stessa mattina, dell’arcivescovo Serge. È morto per un infarto cardiaco, solo, da monaco, nella sua cella.
Il 25 gennaio 2003, dopo la liturgia e l’ufficio funebre, il corpo dell’arcivescovo Serge è stato trasferito al cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois, dove riposa nella cripta, accanto ai suoi predecessori.
Vescovo Gabriel di Comane
(tratto dal Messager Diocésain, n. 16, giugno 2003, pp. 11-13)
Arcivescovo Gabriel (de Vylder)

L’arcivescovo Gabriel di Comane (al secolo Guido de Vylder) è nato il 13 giugno 1946 a Lokeren, presso Gand (Belgio), in una famiglia fiamminga di confessione cattolico-romana. Dopo gli studi secondari al liceo San Nicola, ricevette una formazione tecnica, essendo destinato a succedere al padre alla guida dell’azienda di famiglia. Terminato il servizio militare nel 1966, entrò nell’istituto per le vocazioni adulte di Courtrai, dove studiò fino al 1970. Dal 1970 al 1974 studiò filosofia e teologia nel seminario di Gand. Nello stesso periodo conobbe l’Ortodossia nelle parrocchie ortodosse russe del Belgio e dei Paesi Bassi, e questa ricerca lo condusse a rifiutare l’ordinazione agli ordini minori nella Chiesa cattolica. Nel mese di gennaio 1974 fu accolto nella comunione della Chiesa ortodossa nella parrocchia di Sant’Andrea a Gand, che dipendeva allora dalla giurisdizione dell’Arcidiocesi. Fino al 1976 prosegue la sua formazione presso la sezione di studi morali e religiosi dell’università di Lovanio.
Il 5 ottobre 1975, dopo essere stato elevato al lettorato e al suddiaconato, Guido de Vylder fu ordinato diacono dall’arcivescovo Georges di Siracusa nella parrocchia della cripta della Santa Trinità, a Parigi. Il 27 giugno 1976 fu ordinato sacerdote dall’arcivescovo Georges nella cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij, a Parigi. L’anno seguente, il 18 maggio 1977, era nominato rettore della parrocchia di San Giovanni Crisostomo a Maastricht (Paesi Bassi), parrocchia fondata nel 1972 di cui si occuperà fino al 2003, lavorando nel contempo come professore di storia delle religioni nell’insegnamento secondario olandese, dal 1976 al 1997. Negli anni seguenti partecipa attivamente alla creazione di altre parrocchie a Deventer, a Breda e ad Anversa, e vi assicura il lavoro pastorale, fino a quando esse divengono parrocchie indipendenti con propri sacerdoti. Fonda anche una cappella a Kollumerpomp, in Frisia, nell’estremo nord dei Paesi Bassi. Il 9 marzo 1985 padre Guido fu elevato alla dignità di arciprete dall’arcivescovo Georges di Eudociade. Fu poi nominato rettore della parrocchia russa di Sant’Alessandro Nevskij, a Liegi, a decorrere dal 1° gennaio 1993. Grazie ai suoi sforzi, questa parrocchia è oggi riconosciuta ufficialmente dallo Stato belga.
Nel 1993 il nuovo arcivescovo, mons. Serge di Eucarpia, nomina padre Guido alla guida del decanato delle parrocchie dell’arcidiocesi in Belgio, Paesi Bassi e Germania. In tale veste, dal 1995 al 2003 rappresentò l’Ortodossia nel Consiglio delle Chiese nei Paesi Bassi. L’11 maggio 1994 padre Guido pronuncia i voti monastici davanti all’arcivescovo Serge, nella chiesa di San Sergio di Radonež, a Parigi, e riceve il nome di Gabriel in onore del santo arcangelo Gabriele (festa il 13 luglio). La domenica seguente è elevato alla dignità di igumeno. Il 21 maggio 1998 è fatto archimandrita. Eletto dall’assemblea generale dell’arcidiocesi, nel 1994, membro del Consiglio diocesano, vi siede fino al 2002 come rappresentante del clero, poi, dal 2002 al 2003, ex officio in qualità di vescovo ausiliare. Fu anche, dal 2000 al 2003, membro dell’officialità (commissione di disciplina). Partecipò in particolare, nell’ottobre 1998, alla delegazione dell’arcidiocesi guidata dall’arcivescovo Serge al Fanar, sede del Patriarcato di Costantinopoli, per rinegoziare lo statuto dell’arcidiocesi in seno al Patriarcato ecumenico, discussione che sfocerà nel conferimento del Tomos del giugno 1999.
Sempre alla fine degli anni Novanta, l’archimandrita Gabriel partecipa anche a un pellegrinaggio diocesano in Terra Santa e a un altro nei monasteri della Russia. Eletto vescovo di Comane e ausiliare dell’arcivescovo Serge dal santo sinodo del patriarcato ecumenico, il 1° gennaio 2001, è ordinato all’episcopato il 24 giugno 2001, nella cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij, a Parigi. In seguito alla morte dell’arcivescovo Serge, avvenuta il 22 gennaio 2003, assicura provvisoriamente l’interim alla guida dell’arcidiocesi come locum tenens. È allora confrontato a violenti attacchi che mettono in causa sia la sua persona sia lo statuto canonico dell’arcidiocesi in seno al patriarcato di Costantinopoli. La diffusione di una lettera inviata dal patriarca di Mosca Alessio II, il 1° aprile 2003, alle « parrocchie di tradizione russa in Europa occidentale » per proporre loro una nuova struttura di organizzazione ecclesiale nella giurisdizione del Patriarcato di Mosca suscitò forti tensioni, alle quali dovette far fronte.
Eletto alla guida dell’arcidiocesi dall’assemblea dei delegati chierici e laici il 1° maggio 2003, al secondo turno di scrutinio, con un’ampia maggioranza (134 voti su 168 votanti), mons. Gabriel fu elevato alla dignità di arcivescovo dal Santo Sinodo del Trono ecumenico, il 3 maggio, e nominato dal patriarca Bartolomeo I esarca patriarcale. La sua solenne intronizzazione ebbe luogo il 24 giugno nella cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij. Da quella data presiede ai destini dell’Arcidiocesi, esercitando la presidenza del Consiglio diocesano, di quattro Assemblee generali clerico-laiche (2004, 2007, 2008, 2010), di diverse assemblee pastorali nonché delle conferenze diocesane, istituite su sua iniziativa. Oltre al suo incarico alla guida dell’arcidiocesi, mons. Gabriel esercita le funzioni di rettore dell’Istituto di teologia San Sergio, dal 2003 al 2013, di rettore della parrocchia del Cristo Salvatore ad Asnières, dal 2003 al 2011, e di rettore della parrocchia della cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij, dal 2009 al 2013
Mons. Gabriel ha cercato di manifestare la presenza dell’Arcidiocesi sulla scena interortodossa. Ha così compiuto diverse visite alla sede del Patriarcato ecumenico. Ha partecipato a delegazioni ufficiali al fianco del patriarca Bartolomeo I presso la Chiesa di Georgia, a Tbilisi, nel 2004 e nel 2006, e presso la Chiesa ortodossa russa, a Kiev, nel luglio 2008. Si è recato in visita ufficiale presso le Chiese di Polonia, nel maggio 2008, e di Finlandia, nel febbraio 2005. Ha ricevuto e incontrato a Parigi il patriarca Bartolomeo I in tre occasioni (febbraio 2007, aprile 2009 e aprile 2011), ma anche il patriarca di Mosca Alessio II, nell’ottobre 2008, il metropolita Sava di Varsavia, nel settembre 2004, il metropolita Leone di Finlandia, nell’agosto 2004. Aveva presieduto un pellegrinaggio diocesano in Terra Santa nell’ottobre 2011, nel corso del quale era stato insignito dal patriarca Teofilo III di Gerusalemme della croce di cavaliere del Santo Sepolcro.
I nove anni trascorsi da mons. Gabriel alla guida dell’Arcidiocesi sono stati segnati da numerosi eventi, alcuni radiosi e portatori di grazia (così mons. Gabriel ha visitato tutte le parrocchie e comunità dell’Arcidiocesi senza eccezione, ha presieduto diverse consacrazioni di nuovi luoghi di culto in tutta Europa, tra cui in particolare la nuova chiesa del monastero della Madre di Dio della Protezione a Bussy-en-Othe, ha ordinato una quarantina di sacerdoti e diaconi), altri più cupi (la presa con la forza della chiesa di Biarritz e il processo che ne seguì, il passaggio al patriarcato di Mosca delle parrocchie di Perpignano, Lione, Altea e Charleroi, la perdita della cattedrale di San Nicola a Nizza, attribuita per decisione dei tribunali civili allo Stato russo), ed è senza dubbio troppo presto per dare una valutazione definitiva di tutto questo periodo. L’accoglienza nella giurisdizione di Costantinopoli di diverse parrocchie ortodosse della Gran Bretagna, guidate dal loro vescovo di allora, mons. Basilio (Osborne), e la loro integrazione in seno all’Arcidiocesi hanno costituito da parte di mons. Gabriel un atto coraggioso, che mirava a permettere a quelle comunità di continuare a condurre la loro vita liturgica e pastorale nella pace e in conformità con l’eredità spirituale del loro fondatore, il metropolita Antonio di Surož, cosa che non ritenevano più possibile realizzare nel quadro della loro precedente appartenenza canonica. La proclamazione solenne della glorificazione di padre Alessio Medvedkov, come pure di padre Dimitri Klépinine, di madre Maria (Skobcova) e dei loro compagni Elia Fondaminskij e Jurij (Georges) Skobcov, canonizzati dal santo sinodo del Patriarcato ecumenico su richiesta di mons. Gabriel il 16 gennaio 2004, fu senza dubbio un momento significativo, di portata particolare per la Chiesa ortodossa in Occidente come per la Chiesa universale. Si trattava della prima canonizzazione di santi della Chiesa ortodossa vissuti in Europa occidentale in epoca moderna. Mons. Gabriel presiedette la solenne liturgia di glorificazione, il 1° e 2 maggio 2004, nella cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij.
La salute dell’arcivescovo Gabriel, che era stato curato per un tumore ai polmoni all’inizio del 2011, si è rapidamente deteriorata nella seconda metà del 2012 a causa degli esiti del trattamento chemioterapico. Dopo il suo pensionamento, nel gennaio 2013, mons. Gabriel si era stabilito nella sua casa presso la chiesa di Maastricht e continuava a seguire una terapia medica molto pesante. Alcuni giorni prima della morte aveva dovuto essere ricoverato nella casa di accoglienza e di cura « De Keerderberg ». Dopo un improvviso peggioramento delle sue condizioni, è stato nuovamente trasferito, il 24 ottobre, all’ospedale accademico di Maastricht (AZM). È lì che si è spento nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2013. Non appena annunciata la sua morte, il metropolita Emmanuel ha diffuso il seguente messaggio: « Ho appena appreso una dolorosa notizia e desideravo condividerla subito con voi. L’arcivescovo Gabriel è deceduto. Preghiamo per il riposo della sua anima e che la sua memoria sia eterna. »
Il corpo del defunto arcivescovo è stato deposto nella chiesa di Maastricht, la sera del 26 ottobre, e dovrà essere trasferito a Parigi a metà settimana. Le esequie di mons. Gabriel saranno celebrate nella cattedrale di Sant’Alessandro Nevskij, sotto la presidenza del metropolita Emmanuel, che amministra temporaneamente l’Arcidiocesi. La sepoltura dovrebbe avvenire in seguito nella cripta della chiesa del cimitero di Sainte-Geneviève-des-Bois (Essonne), dove riposano già i suoi predecessori, i metropoliti Eulogio e Vladimiro nonché gli arcivescovi Georges (Tarassoff), Georges (Wagner) e Serge (Konovaloff).
« Giunge dunque il momento di separarmi da voi. […] Al di là delle tribolazioni di ogni genere, abbiate sempre fiducia e speranza nella Parola di Dio, che è garanzia della nostra salvezza e sostegno della nostra Chiesa. La libertà della Chiesa e l’universalità della fede ortodossa sono i due tesori che ho cercato di custodire, sull’esempio dei miei predecessori alla guida di questa Arcidiocesi. E questo, per permetterci di concentrarci su ciò che, agli occhi dei discepoli di Cristo, deve costituire l’« unica cosa necessaria » : « Cercate il Regno di Dio e la Sua giustizia », come ci comanda il Signore stesso (Mt 6,33). La mia ultima parola sarà per chiedervi di custodire il vostro amore e la vostra unità. È questo il tesoro più prezioso della nostra Chiesa. Voglia il Signore « darvi uno spirito di sapienza » e « illuminare gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati » (Ef 1, 17-18) » (lettera pastorale di mons. Gabriel, datata 8 gennaio 2013).
A.N.
Ecco un estratto di una lettera pastorale di Monsignore pubblicata per la festa di Pasqua 2012:
« …Quando guardiamo alle nostre vite, alla vita di tutti gli uomini della terra, siamo tentati dalla tristezza e potremmo dire con l’Ecclesiaste: « Tutto è vanità e un inseguire il vento » (Qo 2,17). Quante sventure, quanti amori che si spezzano! La malattia grave, l’incidente inatteso, la vecchiaia in cui tutto declina sono altrettanti motivi di abbattimento. Molti giovani dubitano del proprio avvenire e sono invasi dall’angoscia, cercando talvolta surrogati senza domani.
Di fronte a queste paure, di fronte a queste angosce, dobbiamo ricordarci che prima di Pasqua c’è il Venerdì della Passione! Dobbiamo ripensare al Getsemani – « La mia anima è triste fino alla morte » – e alla crocifissione – « Dio mio, perché mi hai abbandonato? ». Allora comprenderemo che la Risurrezione non è una semplice e gradevole festa di famiglia che si dimentica il giorno dopo, ma una vera e propria sorgente zampillante, un inno alla vita e all’amore! Se Cristo ha accettato la sofferenza, l’abbassamento (la « kenosi »), l’esclusione, il rifiuto, la terribile solitudine, l’abbandono dei suoi apostoli e, infine, la morte sulla Croce, è perché, attraverso il mistero della Risurrezione che ne è seguita, non abbiamo più paura! … »