Agli arcipastori, ai pastori, ai diaconi, ai monaci e a tutti i fedeli figli della Chiesa ortodossa russa
Amati nel Signore, eminentissimi arcipastori, onorabili presbiteri e diaconi, pii monaci e monache, cari fratelli e sorelle!
CRISTO È RISORTO!
Con queste parole di conforto, colme di un’immensa forza spirituale, vi saluto e porgo a tutti voi le mie felicitazioni per questa grande e radiosa festa di Pasqua.
Non senza motivo la tradizione della Chiesa parla di festa delle feste e di solennità delle solennità. In essa vi sono la trasfigurazione e il rinnovamento di ogni uomo, la luce della vita eterna e la sorgente della gioia inesauribile. La risurrezione di Cristo ha annientato i più terribili nemici del genere umano: il peccato e la morte; ha distrutto l’ostacolo tra Dio e gli uomini, liberandoci dal dominio del male.
Glorificando la risurrezione del Salvatore, san Nicola di Serbia scriveva: «La vittoria di Cristo è l’unica vittoria di cui possano rallegrarsi tutti gli esseri umani, dal primo fino all’ ultimo. Ogni altra vittoria sulla terra ha diviso e divide gli uomini… Soltanto la vittoria di Cristo è come un sole che riversa i suoi raggi luminosi su tutti coloro che illumina» (Omelie. Il Vangelo del Vincitore della morte).
Ciò significa che a ogni uomo che aspira alla salvezza, a ogni credente, a ogni discepolo di Cristo è offerto il mezzo per vincere il peccato e divenire, secondo la parola dell’apostolo ed evangelista Giovanni, un figlio di Dio amato (1 Gv 3, 1).
Noi celebriamo la Pasqua non per festeggiare il passaggio da una terra a un’altra, fosse pure promessa, come un tempo gli Ebrei dell’Antico Testamento, che si rallegravano di essere stati liberati da lunghi anni di schiavitù in Egitto. La nostra Pasqua è diversa: il Signore ci ha liberati dalle tenebre e dall’ombra della morte (Lc 1, 79), facendoci dono del Regno dei cieli.
«Cristo ha condotto alla luce della libertà i prigionieri afflitti, e li ha innalzati alle vette del Paradiso, esultante»(Inno XXXVIII): queste righe ispirate di sant’Efrem il Siro esprimono una profonda comprensione del mistero pasquale: il mistero della salvezza dell’uomo, liberato dal dominio del male. Il male non è scomparso, ma, per la forza della grazia divina, l’uomo può ormai combattere il male e vincerlo mediante il pentimento, la preghiera e la comunione al Corpo e al Sangue del Salvatore nel Sacramento della santa Eucaristia. Per questo affermiamo con l’apostolo Paolo che colui che ha risuscitato Cristo daimorti darà vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Rm 8, 11).
La Pasqua di Cristo significa il passaggio dalla corruzione terrena alla vita eterna con Dio, all’unità con il nostro Creatore e Redentore. Perciò, rallegrandoci per la Risurrezione di Cristo e, rendendo grazie, prendendo il calice della salvezza (cf. Sal 115, 4), nel quale la Chiesa ci porge il vero cibo e la vera bevanda dell’immortalità – il Corpo e il Sangue di Cristo –, glorifichiamo instancabilmente e costantemente il Signore con le nostre opere di amore e di misericordia, come fedeli discepoli quali siamo.
Sebbene la nostra aspirazione al bene e i nostri progressi nell’opera di Dio assomiglino talvolta ai modesti spiccioli della vedova (cf. Mc 12, 42), facciamo in modo che la nostra fede e la nostra speranza restino sempre salde e incrollabili, sapendo che la nostra fatica non è vana nel Signore (1 Cor 15, 58).
Rendiamo al Salvatore risorto lode e gloria, abbracciamoci con amore e condividiamo l’inestinguibile gioia pasquale con ogni uomo che Dio porrà sul nostro cammino, testimoniando con le parole e con le opere che IN VERITÀ
CRISTO È RISORTO!
PATRIARCA DI MOSCA E DI TUTTA LA RUS’
Pasqua di Cristo
2025
