«Alla tua Cena mistica, o Figlio di Dio, accoglimi oggi come partecipe, poiché non rivelerò il tuo segreto ai tuoi nemici, né ti darò il bacio di Giuda. Ma come il ladrone ti confesso: “Ricordati di me, Signore, nel tuo Regno”.»

Il 17 aprile 2025, Giovedì Santo, Sua Eminenza il metropolita Giovanni di Dubna ha presieduto la Divina Liturgia nella cattedrale, circondato dal clero della parrocchia.

Il Giovedì Santo è anzitutto il giorno in cui Gesù istituisce l’Eucaristia, dono divino che sarà il fondamento della vita cristiana. Durante la Cena, il Signore spezza il pane e condivide il vino con i suoi apostoli, dicendo: «Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue» (Matteo 26, 26-28). Questo atto, di una profondità incommensurabile, introduce gli apostoli nella pienezza del mistero della salvezza. Attraverso l’Eucaristia, Cristo non si limita a donare il suo corpo e il suo sangue come segno simbolico, ma si rende veramente presente sotto le specie del pane e del vino. San Giovanni Crisostomo fa notare che «l’Eucaristia è il pane dell’anima» e che, per mezzo di essa, «diveniamo partecipi della natura divina di Cristo» (Sull’Eucaristia).
L’Eucaristia è dunque ben più di un semplice ricordo; è un mistero vivo di comunione con Cristo, Figlio di Dio, e ci conferisce l’immortalità.
Vi proponiamo questa riflessione di padre Alexandre (Siniakov), rettore del seminario russo, sul Giovedì Santo.
